Subsonica Seven zine
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Subsonica: intervista a Max Casacci, leader della band. “Mentale Strumentale è il nostro album più avventuroso”.

Max Casacci racconta a Seven zine la genesi dell’ultimo album Mentale Strumentale, i retroscena della band e il loro viaggio nello spazio dagli anni ’90 fino ad oggi.

“Mentale Strumentale è un viaggio di esplorazione dello spazio interstellare inteso come metafora di esplorazione di uno spazio interiore”

Max Casacci  © Words for you

Mentale Strumentale è il nono e ultimo album dei Subsonica, inciso nel 2004 e pubblicato nell’Aprile 2020 durante il periodo di lockdown. Ai tempi della registrazione, la loro ex casa discografica Mescal aveva rifiutato la pubblicazione di questo album, considerato troppo sperimentale, segnando così la fine del percorso con la loro prima etichetta.


L’album, composto da 10 brani che metaforicamente descrivono un viaggio di esplorazione nello spazio, è il frutto di un lavoro indipendente di ricerca e libera sperimentazione, fondamentale per la costruzione dell’identità sonora della band.

Max, come nasce Mentale Strumentale e in che modo la registrazione di questo album ha influito sulla costruzione del carattere dei Subsonica?

Mentale Strumentale nasce dalla necessità di svincolarci da un contratto con la nostra prima etichetta e di voler liberare l’anima più vera ed istintiva del gruppo. La registrazione dell’album è stata quindi un viaggio, in primis per noi stessi, e un importante momento di coesione per il gruppo. Abbiamo montato insieme tutti gli strumenti per suonarli senza direzione cercando di far girare le idee, scoprire dove stavamo andando e far emergere il respiro sonoro del gruppo.

Con questo album decidiamo quindi di intraprendere una sfida delicata, in un momento in cui eravamo primi in classifica e avevano raggiunto i primi risultati, e realizzare un album strumentale che cavalcasse l’onda della scena internazionale in cui stavano uscendo i primi dischi strumentali.

Fino ai primi tre album, nel gruppo c’era un equilibrio tra i talenti di ognuno ma in qualche modo mancava un funzionamento d’insieme. Quella di Mentale Strumentale è stata un’esperienza chiave per il gruppo che da lì in poi si è rapportato più come un organismo musicale, un meccanismo d’insieme, influnzando così la creazione di tutti gli album a seguire.

Album Mentale Strumentale  © Words for you

La copertina di Mentale Strumentale rappresenta il Processore Subsonico: uno strumento esagonale immaginario formato da diversi plug di connessione, uno per ogni membro della band.

A partire da questa grafica, Marino Capitano ha realizzato un percorso di dieci Visual, uno per ogni traccia, generati direttamente dalle frequenze musicali e che creano un circuito teso a formare il modulo principale del ponte di una nave spaziale.

In che modo ognuno di voi contribuisce al processo creativo? È stato diverso questo processo per la registrazione di Mentale Strumentale?

Il processo creativo di Mentale Strumentale è stato diverso perché di base non stavamo scrivendo canzoni quindi la radice era diversa. Innanzitutto abbiamo montato tutti gli strumenti insieme e il motivo per cui questo album a distanza di tempo non risulta datato è perché abbiamo utilizzato degli strumenti senza tempo come i synth anni ‘70 che non esprimono una datazione ma sono eterni in qualche modo. Oltre a quelli c’erano percussioni o strumenti a corde e l’approccio empirico garantiva il fatto che potevano viaggiare senza bussola ma navigando a vista. Avevamo i nostri punti di riferimento come la musica degli anni ’80 e le colonne sonore che ascoltavano nello studio cinematografico di mio padre in cui spesso ci ritrovavamo. C’era tanto soundtrack italiano e tanta musica strumentale che ci ha garantito un punto di riferimento importante oltre che un touch italiano prezioso per differenziarci dalle sonorità anglosassoni del periodo (come i Radiohead) e per costruire una nostra identità.

Per quanto riguarda il processo creativo degli altri album, prima di Mentale Strumentale il lavoro era più meccanico e io mi occupavo prevalentemente delle melodie e dei testi, che poi è diventato un lavoro più a quattro mani anche con Samuel, mentre Boosta inizialmente si occupava più del tessuto armonico e delle strutture.

Da Mentale Strumentale in poi cambia tutto e cominciamo in qualche modo a varare una sorta di regola non detta per cui c’è un primo momento di eruzione di idee, una prima parte giocosa in cui sperimentiamo senza sapere bene dove si va, seguita poi da una fase successiva di condensazione delle idee e una fase di lavoro in cui io insieme a Boosta o Ninja elaboriamo il materiale e lo concretizziamo; infine io e Samuel lavoriamo sulla struttura definitiva dei testi. Il principio di lasciare una prima fase in cui non sai quello che stai facendo secondo me è fondamentale perché a volte capita che sei convinto che un pezzo possa andare in una direzione e invece poi te lo ritrovi in fase finale in una direzione completamente diversa.

Tornando all’uscita di Mentale Strumentale, album avventuroso di un viaggio nello spazio da voi definito come metafora di esplorazione di uno spazio interiore. Lo spazio e l’immaginario fantascientifico sono spesso rievocati nei vostri brani, come anche nella copertina di Amorematico, e in Mentale Strumentale trovano la loro massima espressione

In che modo lo spazio vi stimola a livello artistico e il viaggio interstellare di Mentale Strumentale permette di esplorare se stessi?

Negli anni in cui abbiamo iniziato, gli anni ’90, l’immaginario fantascientifico e il cyberpunk erano molto forti. Poi, nello studio cinematografico di mio padre in cui andavo spesso da ragazzo c’erano diversi riferimenti alla fantascienza, come il poster di 2001 Odissea nello spazio o il telefilm UFO Shado; inoltre erano anche gli anni in cui gli oggetti di elettronica analogica avevano un design che ricordava molto un immaginario spaziale.

Quindi il periodo era intriso di questi riferimenti e noi sentivamo la necessità di creare un immaginario del gruppo per decidere dove sintonizzare la nostra antenna, verso dove indirizzare la nostra strada e per farlo abbiamo lasciato che la traspirazione dell’ambiente culturale contribuisse alla creazione di questo immaginario.

In Mentale Strumentale poi, il tema del viaggio fantascientifico che diventa anche un viaggio di esplorazione interiore è preso in prestito dal rock e in quel momento noi sentivamo davvero che stavamo intraprendendo un viaggio molto delicato in una fase altrettanto delicata della nostra storia in cui volevamo liberarci da quelle catene contrattuali che in qualche modo segnavano la fine di un percorso con la nostra prima etichetta, alla quale siamo sempre stati molto grati sia individualmente che come realtà, ma che in quel momento faceva vedere i suoi limiti.

Noi sentivamo di voler costruire un equipaggio, una nostra astronave e la stavamo costruendo in una forma di destinazione piuttosto ignota.

Un’importante caratteristica del gruppo è quella di essere formato da due anime, una più umana ed emozionale e un’altra più meccanica ed elettronica, a cui stanno strette le catene dei dogmi sociali e dai quali vi elevate con la musica spronando alla liberazione, proprio come cantate in Liberi tutti, manifesto della vostra identità.

Quanto è stato importante per la costruzione artistica del gruppo la conquista di una certa indipendenza per giungere alla più alta espressione di sé?

Nella nostra storia la capacità di rendersi autonomi attraverso la musica è stata la conquista del nostro spazio di libertà e il fatto stesso di riuscire a garantirci l’autonomia di fare musica per lavoro è stato un grande veicolo di libertà. Noi volevamo essere artefici del nostro destino e la libertà in quella occasione (Mentale Strumentale ndr) come in mille altre occasioni l’abbiamo dovuta difendere e tante volte l’abbiamo dovuta diffondere anche da noi stessi.

Subsonica  © Words for you

Un album che ha segnato la vostra carriera è stato senza dubbio Microchip Emozionale (1999), premiato disco di platino e selezionato da Rolling Stone come uno dei migliori album italiani di sempre. In quel periodo Torino – da sempre la vostra casa e la vostra musa – era animata dal fervore artistico e dalla movida dei Murazzi dove tu, Samuel e Boosta vi siete conosciuti.

Com’era Torino negli anni ’90 e in che modo ha influenzato la creazione dei Subsonica?

L’atmosfera che si respirava in quel momento era incredibile, era come se metaforicamente si fosse tolto un tappo ad una situazione da troppo tempo schiacciata e compressa. Torino per tutti gli anni ’80 è stata una città per nulla a misura di necessità giovanili, i luoghi di aggregazione erano pochi ma molto combattivi mentre negli anni ’90 è successa una sorta di inattesa fioritura di luoghi, musica e creatività. Ecco, quell’esplosione ci accompagnava in una dimensione che potrei descrivere solo con una parola: entusiasmo.

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Era una città che, anche grazie a dei luoghi di aggregazione incredibili come erano i Murazzi, abbatteva tutte quelle barriere che dividevano gli ambienti, le provenienze sociali o etniche. Era un luogo in cui si mescolavano le storie della generazione di quelli che avevano fatto il ‘68 con i ventenni, i disoccupati, i ragazzi della Torino bene, gli scrittori, gli artisti visivi e i musicisti. Si stava cominciando a creare un tessuto culturale che è stato fondamentale per la trasformazione della città. I luoghi erano tutti molto accessibili, c’era molta attività creativa nei centri sociali ed era anche il periodo dei rave, queste infinite nottate di musica elettronica che si svolgevano nei moltissimi spazi ex industriali che la città offriva in quel momento in cui l’industria stava perdendo la sua centralità.

È stato un momento davvero importante, la classica cosa che non si può progettare, quel fenomeno spontaneo che nessuno sarebbe in grado di prevedere ma suggerisce che le città dovrebbero prevedere degli spazi dove il possibile può prendere forma.

Per noi la gente, il nostro pubblico (che ancora non sapeva che sarebbe diventato il nostro pubblico) era quello che frequentava il locale dove ci ritrovavamo tutte le notti e ai quali sottoponavamo i nostri esperimenti. Ogni tanto da Giancarlo – luogo chiave dei Murazzi – noi scendevamo dallo studio che stava nella piazza di sopra (Piazza Vittorio Veneto ndr) con un’audiocassetta in mano, saltavamo dietro la consolle tanto eravamo di casa, toglievamo i loro cd, mettevamo la nostra cassetta e guardavamo se gli altri ballavamo, come rispondevano… Senza che nessuno si accorgesse neanche di quello che stavamo facendo.

In qualche modo noi avevano già il nostro pubblico da coinvolgere e convincere ed era quella umanità così variegata che ci ha vaccinati, tenuti a distanza dal voler assomigliare a qualcuno necessariamente o al voler essere in qualche altro luogo. Noi stavamo nascendo lì perché quello era il nostro luogo e non saremmo voluti essere in nessun altro posto.

Subsonica © Words for you

L’attuale pandemia del Covid-19 ha messo momentaneamente in pausa il vostro tour di Microchip Temporale (remake per i 20 anni di Microchip Emozionale) che doveva partire proprio a Marzo 2020.

Come state organizzando i vostri prossimi concerti? Pensate di integrare la promozione di Mentale Strumentale nel tour di Microchip Temporale?

Il tour di Microchip Temporale che stava per partire è un tour che ci ha divertito molto progettare ed è stato anche un grande modo per affrontare lo smarrimento dovuto alla quarantena di questi mesi perché non vediamo l’ora di ricominciare da dove ci siamo fermati, è tutto pronto e noi anche. Gli ospiti saranno parte integrante del concerto che non si limiterà solo ai brani e ai featuring dell’album ma farà vedere anche dei Subsonica inediti.

Per quanto riguarda Mentale Strumentale, tanti anni fa abbiamo suonato qualche traccia ai concerti per provare a suonarli dal vivo ma io non credo che avrà una sua promozione live. Potremmo piuttosto decidere di suonare qualche cosa in situazioni particolari.

Infine, per quanto riguarda il futuro dei Subsonica, state già lavorando a qualche nuovo progetto?

Siamo tutti quanti alle prese con la necessità di continuare a fare musica: Samuel potrebbe annunciare nuovamente qualcosa da solista, Boosta sta intensificando il suo rapporto con il pianoforte proponendo alcune sperimentazioni, io e Ninja abbiamo il progetto di Demonology HiFi e tutta la nostra musica da dancefloor e io sto curando un percorso di musica realizzata senza strumenti ma esclusivamente con i suoni della natura. È una cosa di cui mi sto occupando da tempo e vorrei arrivare alla costruzione di un album intero. Vicio invece sta facendo i suoi esperimenti con la musica, lo yoga e la meditazione pertanto tutte queste cose le facciamo succedere adesso che non possiamo far succedere nient’altro.

Questa pausa forzata favorirà le iniziative singole in modo che quando si potrà ripartiremo dal tour del 2021 e subito dopo ci potremo concertare sul nuovo e decimo album che, per la sua cifra tonda, dovrà essere un album epocale.

Silvia Commisso

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