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Rebibbia Quarantine: la serie cartoon di Zero Calcare.

La geniale serie cartoon di Zero Calcare ai tempi del covid-19. Verità e reportage della quarantena vissuta nella zona Est di Roma.

Il sonno della ragione genera mostri” diceva Francisco Goya nell’intitolare una celeberrima acquaforte del 1797. Ma non tutte le sonnolenze del nostro raziocinio vengono per nuocere: a volte quel che genera #arte, #genio e #meraviglia è quel pizzico di #fantasia che ci spinge più in là, fuori dalla nostra scatola. E in questo mese, in cui possiamo viaggiare solo con la mente, #Sevenzine vi racconta #RebibbiaQuarantine, l’ultima fatica di Michele Rech, aka #ZeroCalcare. 

Il fumettista tosco-franco-(ma soprattutto)romano in questi giorni non si è di certo perso d’animo per il condiviso #iorestoacasa e ci ha proposto una vera e propria serie cartoon, con tanto di episodi bonus track sulla sua (nostra?) vita ai tempi della #quarantena, proposta con cadenza settimanale in anteprima su #La7 durante i venerdì sera di #PropagandaLive. 

Le piccole azioni, ormai diventate eroiche, in questa nuova e strana quotidianità vengono raccontate da Zero nei 5 episodi della mini serie ambientata nella zona Est di Roma: dall’interminabile fila al supermercato per poter raggiungere l’ambito traguardo dei ceci in scatola (ormai introvabili, ma prontamente sostituiti da imperdibili wurstel al cardamomo), ai giornalieri sbalzi di umore provocati dall’isolamento a casa. E ancora, le domande esistenziali che si susseguono: “siamo ancora commossi dalla gente che canta dal balcone o ci siamo ampiamente rotti il c… ?“, alla fine delle labirintiche file che popolano le nostre strade troveremo la pentola d’oro degli arcobaleni? Queste scene tragicomiche raccontano non solo lo spaccato vissuto a Rebibbia dagli occhi dell’artista, ma un senso di disagio, ironico e sadico, comune a tutti noi in questo periodo.

Per i tantissimi fan di ZeroCalcare, la sua cifra stilistica è ormai familiare: il ritmo del parlato velocissimo senza alcun filtro espressivo, la caratterizzazione dei personaggi in cui zoomorfismo e antropomorfismo si confondono, l’ironia che si mischia alla timidezza e il cinismo che si mischia ad una sorprendente capacità di pensiero laterale. 

E seppur ci dispiace terribilmente di contribuire, anche in piccola parte, all’ingresso di Zero nella scena mainstream, amplificando la visibilità dei suoi contenuti più recenti, ci teniamo a rassicurarti Michele: quando tutto sarà finito non racconteremo più delle tue eroiche gesta ma ti seguiremo distrattamente in silenzio perché, come dici tu “dovremo fare i conti con le nostre vite che stavano già belle impicciate ancor prima del coronavirus”.

Giulia Tucci

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