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Art

Nico Vascellari e il progetto Do You Trust Me? sul canale Youtube di Codalunga.

La performance si è svolta sul neonato canale YouTube di CodaLunga. Uno spazio fisico ma anche virtuale, sociale, volto alla creazione di comunità e appartenenza.

Ho attivato un alert sull’iPhone che diligentemente mi segnala il tempo di utilizzo dei social network. Con incredulo e ignaro stupore, durante il lockdown ha registrato un aumento del mio consumo digitale settimanale di circa il 47%.

Durante questi due mesi di assidua frequentazione digitale ho visto susseguirsi sul mio feed miriadi di iniziative, dirette, progetti vari e variegati, un intero mondo di contenuti riversati in forma digitale ed effimera, come è consono ai tempi che viviamo. In questo immenso mare magnum, è difficile che scrollando non vi sia capitato di imbattervi in una serie di foto di celebrities, influencer, artisti, attori e cantanti di chiara (e oscura) fama, tutte straordinariamente uguali: stessa inquadratura, stessa caption, stesso foglio tra le mani: Do You Trust Me? 

Don’t miss the opening of the brand new experimental channel @coda.lunga launching on Saturday, May 2nd at 8pm CET with DOOU, an extraordinary 24 hours livestream performance by @nicovascellari. Trust Me.

Continua la sperimentazione social e sociale di Nico Vascellari, tra i più conosciuti e rilevanti artisti visuali contemporanei italiani. Performer, musicista, ma anche designer: la sua ultima prova rispecchia a pieno un percorso di ricerca che parte ben più da lontano della quarantena, e che sapientemente sfrutta il +47% nella mia, come in quella di tanti altri,  social media diet per amplificare e stratificare messaggi, significati, ed elementi. 

La performance si è svolta al tramonto della fase 1, come fosse un vespro, sul neonato canale YouTube di CodaLunga, progetto che nasce nel 2005 nella cittadina natale dell’artista, a Vittorio Veneto. Qui, negli anni, il suo studio ha ospitato e organizzato collaborazioni per progetti espositivi ed eventi con artisti come Jimmy Durham, Enzo Cucchi, William Basinski, Black Dice, Ari Marcopoulos, Mat Brinkman, Diego Perrone, per dirne solo alcuni.

Uno spazio fisico quindi ma anche virtuale, sociale, volto alla creazione di comunità e appartenenza (vedi il virale diffondersi delle magliette DREAM – MERDA e RESIST – SISTER di qualche tempo fa, diventate iconiche).

La costruzione di un’esperienza collettiva passa, dunque, per Nico, per la composizione di una scultura viva, e il suo corpo, la sua voce, la sua musica, sono in questo modo fruibili, nella più recente rappresentazione virtualmente, nel susseguirsi delle 23 ore e mezza di live streaming.

In una interessantissima lectio svoltasi al MAXXI nel novembre 2018, Nico Vascellari in conversazione con Andrea Lissoni, senior curator della Tate Modern, traccia quelli che sono i confini semiologici della sua produzione artistica: la presenza di un pubblico, una situazione di tensione, uno spazio dato, una componente di attrito.

Sono tutti elementi strumentali alla condivisione collettiva della performance, che nasce dalla consapevolezza di stare insieme in uno spazio che per quella occasione vediamo in maniera diversa. Eccoci quindi, in piena crisi sanitaria, a vivere lo spazio digitale in maniera inusuale, collettiva, continuativa e unica, seppur totalmente in linea con il percorso portato avanti dall’artista da oltre 20 anni. 

Nico Vascellari lavora infatti per strati e opposti, e in DOOU (DO yOu trUst me?) ne emergono molti. In primo luogo, la legittimazione della performance su YouTube stessa passa per un processo di tensione e stratificazione: il riconoscimento intra mondo dell’arte contemporanea non basta per costruire attenzione, comunità, diffusione capillare (per quanto l’endorsement della regina della performance Marina Abramovic non sarà stata certo un’offesa), Nico affida a (tanti) altri l’advocacy del suo progetto.

Lo fa, però, solo fino a un minuto prima che si vada in scena: allo scoccare delle ore 20.00 dello scorso 2 maggio l’unico protagonista di DOOU diventa il rapporto – singolo e collettivo insieme – tra noi e Nico, che si esibisce no-stop in un set dove nulla è lasciato al caso, in cui voce, musica, ambientazione suscitano nello spettatore un misto tra stordimento, entusiasmo e assuefazione.

Se Vascellari ci ha chiesto durante la fase promozionale “Do You Trust Me?”, tutta la performance è all’insegna del canto “I trusted you”. Nel non ripetere altro, l’artista perpetua una continua tensione sul rapporto di fiducia, che è bi-mono-e-multi laterale al tempo stesso.

Vascellari si fidava di noi, che al contrario lo abbiamo disatteso? In che modo? O si sta invece convincendo, convincendoci a nostra volta, che il tema della fiducia, totalizzante così come lo espone per tutte quelle ore monotonamente, può e deve essere ancora attuale? Oppure ancora, è tutta una grande presa in giro nei confronti di noi – poveri creduloni – che siamo caduti ancora una volta nella trappola da esperimento sociale artsy al tempo dei social? 

Scherzo, non-sense, divertimento non sono tematiche peregrine se guardiamo alle diverse esperienze di Vascellari. Penso in primis al progetto di musica elettronica dei Ninos du Brasil, di cui l’artista è co-fondatore: se in principio, il duo si esibisce ripetendo, quasi per gioco, il nome del gruppo per una quarantina di minuti live, in seguito, costruisce intorno alla ripetizione e al ritmo ossessivo l’idea della negazione ed esaltazione mutuale del linguaggio pop.

Come il pubblico non anglofono si affeziona da subito alle melodie del pop ma non ne comprende a primo impatto i testi, finendo per canticchiarli imitandone il suono, i testi dei Ninos sono scimmiottamenti delle canzoni pop, nel tentativo di ingaggiare l’audience, senza che però comprenda nulla.

Per tornare a DOOU, penso al riferimento che Vascellari fa della performance dello statunitense Andy Kaufman, da cui parte “I Trusted You”, cantata dall’attore comico il 4 march 1977. Se Kaufman però ripete la nenia per 3 minuti, Nico ve ne aggiunge altrettanti 1400, esibendosi, in una straordinaria prova di resistenza fisica e mentale per quasi 24 ore, facendoci navigare nel suono e sulle sue parole, sempre uguali, sempre diverse. 

Strati e opposti, dunque, accomunati per Vascellari nella necessaria condizione di sentirsi a disagio, di sentirsi in un dato momento, in un dato luogo, per creare dibattito. E non si può dire che DOOU non l’abbia creato!

Tante infatti sono state le considerazioni ex-post, più o meno positive. C’è chi ha ancora una volta tirato fuori l’appellativo di “artista socialite” per l’attenzione apparentemente riposta più alla comunicazione pre-evento che a quanto è accaduto on the scene; c’è chi l’ha vista come una grande trovata di marketing per far avere visibilità e traffico al suo e-commerce di gadget e stampe d’artista, interrogandosi se una maglietta in edizione limitata (di non si sa che tiratura, però) possa considerarsi un capo d’artista.

C’è chi reagisce con altrettanta ironia, attraverso innumerevoli meme (volevate un’opera mediaticamente esposta all’epoca dei social? I meme sono parte del gioco) e accostando il celeberrimo commento del ragionier Fantozzi sulla corazzata Potëmkin.

Esperimento di marketing o poesia contemporanea? Ai posteri, forse eccessivamente sobbarcati di responsabilità, la solita ardua sentenza. Io credo sia stato una giornata di intelligente evasione, di virtuale vicinanza, di partecipazione accorata. In un momento storico in cui ci stiamo arrovellando su quali saranno i prossimi sviluppi del mondo dell’arte contemporanea, in cui siamo terrorizzati che i nostri schemi verranno stravolti, Nico Vascellari sollecita questo senso di scoramento, di insicurezza: mette quel che è dato ancora una volta in discussione, sempre più in difficoltà.

Arte e mercato, spazio fisico e digitale, solitudine e collettività: eccoli, gli strati e gli opposti che di nuovo tornano e ci lasciano forse un ultimo monito, per questa volta: In dark times we must dream with open eyes, scrive Nico su uno stendardo, e poi lo replica su una maglietta, ovviamente disponibile sul suo shop online. In questi tempi difficili non si può dormire, dobbiamo andare avanti. Apriamo gli occhi.

Ps. E comunque sì, la maglietta me la sono comprata e non vedo l’ora di assistere a un’altra performance delle sue, che non riesco a immaginare dove andrà a parare questa volta.

http://www.nicovascellari.com/
https://www.codalunga.org/

Giulia Tucci

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