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Intervista a Turi: il rapper calabrese numero uno in Italia.

Roma mi ha insegnato l’importanza della competizione, l’attitudine. Mentre la Calabria è stata la mia maestra di stile. Mi ha fatto capire che per distinguermi dagli altri non dovevo perdere la spontaneità e se vuoi la crudezza.

Cover rubrica Music © Seven zine speciale “Calabria Experience”

Turi, all’anagrafe Salvatore Scattarreggia, è un rapper e beat maker calabrese, classe ’76. Dallo stile schietto e inconfondibile, si è distinto nella scena hip-hop italiana per aver avvicinato il popolo del sud al rap underground e il resto dell’Italia alla cultura della Calabria: forte, selvaggia e genuina.

Turi inizia la sua carriera artistica nel 1994 nei più famosi club di Roma, città in cui si trasferisce all’età di 14 anni. Insieme al leggendario Piotta e Dj Squarta, fonda nel 1996 la crew Robba Coatta dimostrando il suo talento.

Nell’estate del 1999 Turi (aka Calabro nove) produce il suo primo album Aspromonte A-Roma e nel 2001 inizia la sua carriera da solista come rapper e beatmaker firmando le musiche per alcuni dei più importanti volti della scena hip-hop underground italiana come Kaos, i Colle der Fomento e Kiave.

Turi e Danno – Repost from Instagram

La Calabria rimane però la fonte di ispirazione principale per le sue canzoni. Turi descrive la sua terra con barre innovative e beat travolgenti che non lasciano spazio a fraintendimenti. Lui ha inventato lo slang calabritish e di questo e molto altro ce ne parla nell’esclusiva intervista per Seven zine.

© Seven zine speciale “Calabria Experience”

Turi, hai iniziato la tua carriera A Roma negli anni ‘90, periodo d’oro per la scena Hip Hop della capitale. Qual è stato il tuo primo contatto con questo mondo? E com’era fare Hip Hop in quel periodo?

Il mio primo contatto l’ho avuto da ragazzino quando ancora abitavo in Calabria (ad Oppido Mamertina). Sono rimasto folgorato grazie a dei miei cugini americani, che ogni estate, da emigranti doc, venivano in vacanza in paese. Mi regalarono un bel pò di cassette, che contenevano brani potentitissimi che adesso son diventati classici dell’hip hip. Esempio, artisti come Public Enemy, LL Cool j, Run Dmc… E’ stato amore al primo ascolto. Ti parlo del  1988-89.

Poi nel ’90 mi son trasferito con la famiglia vicino Roma, e ho iniziato a prender contatti con alcuni ragazzi della scena e a comprendere appieno che l’ hip hop non era soltanto musica, ma un mondo a parte, una cultura. In quel periodo, fare hip hop era al quanto stimolante perchè gli input non ti cadevano addosso come ora, ma dovevi essere tu a scovarli. Non c’era internet o Youtube. O Mettevi passione, o duravi poco.

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Sei cresciuto tra le strade di Roma e della Calabria, la tua terra di origine. Che cosa ti hanno insegnato queste due realtà?

Musicalmente, Roma mi ha insegnato come stare su un palco, l’importanza della competizione, l’attitudine. Mentre la Calabria, anche se indirettamente, è stata la mia maestra di stile. Mi ha fatto capire che per distinguermi dagli altri non dovevo assolutamente perdere la spontaneità e se vuoi anche la crudezza. 

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Il tuo stile è sarcastico, crudo e selvaggio, come la tua terra. Innovativo e controcorrente, hai avvicinato il popolo calabrese al rap underground anche grazie all’uso del dialetto nei testi. 
Cosa hanno in comune l’Hip-Hop, Turi e la Calabria? 

Bella domanda. Diciamo che sono tre elementi impossibili da separare. Da sempre viaggiano insieme.Senza Calabria non ci sarebbe il Turi che conosci, ossia genuino, ironico e diretto. Mentre senza Hip Hop, Turi non avrebbe il mezzo ideale per esprimersi artisticamente.

A proposito di dialetto, hai creato lo slang calabritish che unisce la lingua calabrese all’inglese americano, una novità nella scena rap. Come ha reagito il pubblico a questa novità?

Ti confesso che tutto è iniziato quasi per scherzo, era una forma di cazzeggio che usavo all’epoca con alcuni miei amici durante le session di freestyle. Si prendevano pezzi americani e si cercava di storpiarli il più possibile con il calabrese, ribaltando completamente il senso. Poi col passar del tempo mi sono reso conto che l’idea non era male e ho iniziato a scrivere qualche strofa. La prima volta come test, ho fatta un pezzo live in uno storico concerto a Milano nel 2006 (hip hop motel). Beh, con mio grande stupore il pubblico è andato in delirio. Tornato a casa ho iniziato a lavorare all’intero album. Considera che quel disco ha 10 anni oramai, ma molta gente lo ha scoperto solo ora. La cosa che mi diverte sono i messaggi che mi arrivano di continuo sui social da parte dei teenager, con la fatidica frase : “Ammazza, ma sei bravo lo sai?” ahahah. 

© Seven zine speciale “Calabria Experience”

Le tue canzoni sono una telecronaca di vita quotidiana, di realtà più o meno conosciute che non hai paura di mettere a nudo e per questo le tue barre sorprendono e coinvolgono. 

Come descriveresti la tua musica a chi non la conosce? E quali canzoni gli faresti sentire?

La mia musica è Hip Hop “alla vecchia”, fatta da sempre col cuore ed evitando calcoli di ogni genere. La mia priorità è sempre stata comunicare le mie emozioni in maniera cristallina, e difatti è questo il motivo per il quale nel mio repertorio puoi trovare pezzi ironici come ad esempio “cosa vuoi da me” ma anche seri come “tempesta del secolo” , o malinconici tipo “Per non dire basta”. Non ho mai seguito tendenze o mode, posso dire con orgoglio che ho il mio stile che si distingue dagli altri. Poi, ti può piacere o no ma è il mio stile.

Turi, sei l’esempio che si può togliere un calabrese dalla Calabria ma non la Calabria da un calabrese.

Com’è la cultura Hip Hop in questa regione? 

Se parliamo di cultura hip hop la calabria è sempre stata presente nella mappa. È un dato di fatto. Negli anni ho conosciuto un sacco di talenti, che magari non sono mai stati sotto i riflettori andando in cima a classifiche, ma che hanno comunque fatto scuola, distinguendosi dal resto della scena, dispensando originalità a tonnellate.

Questi ragazzi hanno tutta la mia stima perchè come ben sai, in calabria creare qualcosa da zero e portarla avanti, specie se è arte, in qualsiasi sua forma non è per niente facile.        

Domanda per il futuro: hai qualche progetto in cantiere?

Si, vivermi il presente 🙂  Scherzi a parte, ho ovviamente in programma roba nuova, ma purtroppo vado a rilento per questioni personali che non dipendono da me.

Grazie per l’intervista Turi.

Silvia Commisso

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