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Arte e Dati. Avanguardia artistica e l’uso dei dati come elemento culturale: Ikeda, Anadol, Iaconesi e Persico.

I dati hanno raggiunto un valore culturale di grande importanza per molti artisti che ne sfruttano l’utilizzo per creare installazioni d’avanguardia arricchendo lo stretto rapporto tra arte e dati.

Dato
/dà·to/
aggettivo e sostantivo maschile

1. sostantivo maschile

Ciascuno degli elementi di cui si dispone per formulare un giudizio o per risolvere un problema. “raccogliere tutti i d.”

  • Dato di fatto, elemento certo.
    • Dato statistico, la misura di un fenomeno collettivo risultante dalla rilevazione di fatti singoli della stessa specie.
    • Dati sensibili, vedi sensibile.

2. sostantivo maschile

In informatica, la singola informazione codificabile o codificata. “elaborare i d.”


Ogni giorno vengono generati 2,5 quintilioni di byte in dati sul web a partire dalle più semplici azioni quotidiane, come mandare una mail o ordinare un panino, che tradotte in codici vengono impresse e utilizzate nel vasto mondo della rete.

Il web, quindi, raccoglie un’enorme quantità di dati e di informazioni provenienti da ogni ambito – scientifico, naturale o statistico – che vengono utilizzati per le più disparate ragioni, dalla ricerca allo studio, e prendono il nome di Big Data.

Photo by Markus Spiske on Unsplash

I Big Data e le statistiche di ogni tipo stanno influenzando ora più che mai il nostro modo di vivere sotto molti aspetti. Molte agenzie usano queste informazioni a scopi commerciali, altri per prevedere eventi e trend futuri e altri ancora le usano per creare vere e proprie opere d’arte basate, spesso grazie a procedimenti matematici, sui dati. Le nuove modalità con cui vengono esposte queste informazioni ad opera di molti media artist è sicuramente un tema che sta diventando sempre più importante per le modalità con cui vengono visualizzate le informazioni.

I dati perciò hanno raggiunto un valore culturale di grande importanza nella società e molti artisti, già da tempo, ne sfruttano l’utilizzo per creare installazioni artistiche d’avanguardia arricchendo così lo stretto rapporto tra arte e dati.

Archivi, statistiche e altre forme di informazioni sono state rappresentate e visualizzate in maniera rivoluzionaria e innovativa creando ambienti immersivi di varia natura. I dati, quindi, possono essere utilizzati in diversi modi per ottenere installazioni artistiche che sono anche un’occasione per riflettere sulla quantità smisurata di dati che ogni giorno vengono prodotti e utilizzati – a scopi anche commerciali – senza talvolta accorgersene.

Molto spesso questi procedimenti di conversione, da informazione statica a contenuto visivo e/o multimediale, avvengono con procedimenti matematici basati su algoritmi creati appositamente a questo scopo.

Tra gli artisti che hanno fatto di questa modalità un linguaggio proprio, spicca sicuramente la figura di Ryoji Ikeda, compositore musicale e visual artist giapponese, che utilizza il forte connubio tra suono e video per rielaborare in chiave quasi totalmente astratta i dati. Le fonti dalle quali Ikeda prende i colori della sua “tavolozza” sono spesso dati open source di società importanti quali la NASA o il CERN.

Ryoji Ikeda – Data.Matrix – Live at Sonár 2010

Proprio nella 58esima Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, Ikeda ha esposto Data-Verse, dove vengono presentati i Big Data come una vera e propria luce digitale. Un grande display che propone in flusso costante e sempre differente il continuo trasformarsi di dati e suoni. Ogni dato è usato come un codice digitale che, tradotto in luce, si muove sul display creando un’immagine sempre diversa. Rappresentazione molto suggestiva ma anche critica di quanto il nostro attuale modo di vivere collettivo sia basato sull’informazione digitale. L’esperienza chiave delle sue installazioni è la totale immersione in cui le proiezioni si fondono con il suono e l’ambiente circostante.

Data Verse by Ikeda @ Biennale Internazionale d’Arte di Venezia

Un altro artista che usa i dati in maniera più analitica e funzionale è Refik Anadol, media artist e regista turco. Anadol si concentra sullo spazio e sul rapporto che le persone hanno con esso tramite approcci analitici, dinamici e percettivi. Nelle sue opere riesce a fondere dati e intelligenza artificiale e a tradurli in installazioni creative e innovative.

Refik Anadol from Flickr

L’aspetto funzionale del suo lavoro lo ritroviamo ad esempio in un sistema di archiviazione commissionato dalla SALT Research in cui doveva riuscire a catalogare, ordinare e mettere in relazione un intero archivio fisico composto da 1,700,000 documenti tra foto, scritti, e dipinti. Il progetto in questione si chiama Archivie Dreaming.

Archivie Dreaming from Flickr

Anadol riesce a creare un’installazione immersiva dove, grazie a un algoritmo, tutti i documenti sono catalogati e consultabili da qualsiasi utente. L’innovazione, dalla qual poi prende il nome, è data principalmente dal fatto che la macchina effettivamente, quando non è utilizzata da nessuno, sogna. I documenti inseriti nel database infatti creano delle relazioni tra loro inaspettate e imprevedibili che danno vita a veri pattern fatti di luce e geometrie sempre diversi e sempre mutevoli.

Altra opera che merita di essere menzionata di Anadol è Melting Memories, basato sulla materialità del ricordare. Introduce nuove possibilità date dal connubio tra tecnologia avanzata, cervello umano e arte contemporanea. Il recupero della memoria viene riprodotto sotto forma di una visualizzazione materica, un viaggio all’interno dei movimenti di un cervello umano.

Melting Memories from Flickr

Anadol, collaborando con un istituto di ricerca neurale, raccoglie dati sui meccanismi celebrali da un EEG, che misura i cambiamenti delle attività delle onde celebrali e le ripropone come prove del funzionamento del cervello in un dato lasso di tempo. Questi dati raccolti, finiscono per essere i tasselli dell’algoritmo con cui l’artista costruisce la sua installazione, fatta di proiezioni quasi tridimensionali.

Melting Memories from Flickr

L’ Italia di sicuro non è rimasta indietro grazie al contributo pioneristico di due figure che spaziano tra il design, l’ingegneria robotica e l’arte contemporanea: Salvatore Iaconesi e Oriana Persico lavorano insieme dal 2006 e nel corso degli anni hanno creato performance, eventi e installazioni che fanno riflettere molto sulla digitalizzazione che stiamo vivendo e sulla immensa mole di dati che ci circonda ogni giorno.

La loro avventura è iniziata con la creazione di AOS – Art is Open Source – ed è proseguita in diverse e interessanti idee d’avanguardia. Le implicazioni che sollevano sicuramente meriterebbero un articolo a parte.

Andrea Caramelli

http://www.ryojiikeda.com/
http://refikanadol.com/
https://www.artisopensource.net/

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